Casperia, il nostro paese



Il borgo medioevale di Casperia

L’immagine del paese di Casperia è scenografica: dal modesto, ma svettante e isolato colle sul quale è stata costruita, la città si mostra come una compatta quinta fatta di costruzioni medioevali, tra le quali emergono gli alti e stretti edifici a quattro-cinque piani che un tempo erano le cosiddette case-torri, realizzate per viverci e, all’occorrenza, per difendersi. Dall’agglomerato urbano emerge nettamente la torre campanaria della Chiesa di San Giovanni Battista. A Casperia non si entra in auto.  E una volta che si imbocca a piedi la porta, si riconoscono immediatamente i tratti dell’urbanistica medioevale, cioè organizzazione urbanitica in funzione di esigenze difensive. Circondata da mura e torri che costituivano il primo stadio difensivo, si sviluppa attorno ad un sistema viario che sale avvolgendosi, quasi a chiocciola, attraverso stradine e piccole scalinate che conducono alla parte alta dove sono ubicati il comune e più in alto la chiesa parrocchiale.

    Alcune foto del borgo >>

 

Guarda il documentario “Casperia tra mito e reltà”>> (produzione Diving World srl 2008)

Guarda Casperia a Buongiorno Regione e TGRegione >> (in diretta nella puntata del 6 magigo 2014)

L’antica Aspra

 

Situata nel cuore della generosa terra di Sabina, in una posizione strategica rispetto al capoluogo Rieti e rispetto alla vicina valle del Tevere, Casperia deve il suo nome a un insediamento romano o, più probabilmente, sabino. Un nome, peraltro, che è stato acquisito recentemente, nel 1947, quando, volendo riallacciarsi alle sue origini più antiche, il comune decise di abbandonare il nome di Aspra, che l’aveva accompagnato per tutto il Medioevo.

 L’insediamento di Casperia, dunque, risale a un’epoca precedente la romanità, al punto da ritenersi che essa sia tra i centri più antichi della Sabina, se non addirittura la prima città edificata nella sabina pre-romana. Tra gli studiosi, tuttavia, non c’è uguaglianza di vedute sull’effettiva identificazione dell’attuale paese con la Casperia sabina, della quale, al di là della tradizione, non esistono riscontri obiettivi in costruzioni o edifici. Ma se non proprio d’identificazione è lecito parlare, non vi sono dubbi che in quest’area dovette esistere quell’insediamento il cui ricordo affonda nel mito della nascita di Roma, anzi degli avvenimenti che la precedettero: Virgilio, difatti, cita Casperia come una delle alleate del rutulo Turno, che si oppose ad Enea nel vano tentativo di impedire agli uomini che venivano dal vicino Oriente e dalla disfatta di Troia, di prendere possesso dei territori a sud del Tevere.

Ma è a Roma che Casperia deve la sua organizzazione in municipium. Le testimonianze dell’età romana non mancano sul territorio, anche se non sono tali, da suggerire l’ idea di un ampio insediamento. E del resto è noto che tutta la Sabina si caratterizza dal punto di vista archeologico soprattutto per la notevole presenza di ville romane, rustiche o padronali, piuttosto che per grossi resti monumentali. Sulla via per la confinante Cantalupo, sono visibili resti di costruzioni romane, nella località Paranzano: muri di ville rustiche, un pezzo di strada selciata a grandi blocchi, mentre qualche statua e alcune iscrizioni sono state portate altrove.

La caduta dell’impero di Roma portò anche anche ad un inevitabile tracollo del paese che, tuttavia, già nell’alto Medioevo aveva ripreso la propria vitalità sia pure in funzione di quel grande centro di potere e di cultura che fu l’Abbazia di Farfa. Il successivo declino del potente istituto ecclesiastico liberò le forze e le capacità di organizzazione della gente di Aspra – come all’epoca il paese si chiamava – che, in effetti, nel 1189 si costituì in libero comune, sull’onda del grande movimento autonomistico che aveva motivato soprattutto i centri della vicina Umbria. Fu questo il periodo che dette l’impronta urbanistica, edilizia e monumentale che tutt’ oggi accompagna il centro sabino. L’epoca comunale non durò oltre il periodo dei grandi comuni.

Nel 1278 Aspra giurava vassallaggio alla Santa sede e anni dopo il territorio comunale veniva diviso – ricorda il Silvestrelli – tra le famiglie del paese, con l’intesa che il comune avrebbe ereditato le parti di quelle famiglie che si fossero estinte. Nell’età delle signorie, all’incirca nel XIV secolo, Aspra entrava nei possessi feudali di Nicolò Pone di Ranieri, signore in Perugia: era la testimonianza della forte propensione che verso quest’area avevano i grandi centri di potere politico e militare umbri.

Nel 1376 il comune di Roma ottenne da Aspra atto di vassallaggio. Le vicende della città dovevano subire ulteriori modifiche nei tempi immediatamente successivi, quando Aspra venne affidata prima alla famiglia dei Savelli (fine Trecento inizio Quattrocento) e successivamente agli Orsini, per tornare ancora ai Savelli agli inizi del Cinquecento. Poco prima della fine del XVI secolo, precisamente nel 1592, Aspra tornava, stavolta definitivamente, allo stato della Chiesa, con il quale restò fino all’ unità d’ltalia.

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